E ' giunta l'ora di essere un pò più intransigenti con se stessi. D'ora in poi niente e nessuno si frapporrà tra me e il mio scopo supremo: stare vergognosamente bene.
Per il resto ora scappo per ribaltare interi scaffali polverosi sotto lo sguardo vigile di una psicopatica sadica dalla corporatura a forma di cubo, ma è per poco. Tra 15 giorni mi licenzio.
Come passare dalle stelle alle stalle, ovvero da insegnante/ aspirante giornalista a libraia/ facchina. Più facchina diciamo, perché alla libreria dove ho iniziato a lavorare non gliene importa un becco a nessuno di quanti libri hai letto, conosci e puoi quindi consigliare al lettore. Alle graziose ( si fa per dire) esaurite colleghe del punto interessa solo una cosa: quanti scatoloni di libri puoi vuotare in un'ora e con quale velocità. Dal lunedì alla domenica inclusa. Un giorno di riposo, ogni sette, a turno. Il cesso sempre rotto, sempre intasato di roba. Ho due colleghe: una è umana, carina, disponibile intelligente, l'altra è completamente esaurita. La conobbi anni fa ed era una ventunenne problematica ma promettente. Otto anni dello stesso lavoro l'hanno trasformata in una quasi trentenne stronza e triste, perennemente preoccupata di scovare i tuoi errori ed urlarteli in faccia. Otto anni senza gli adeguati riposi, con turni massacranti e sotto la guida di una direttrice psicopatica hanno esasperato il suo carattere, già fragile e ipersensibile. Oggi è sola, non esce mai di casa, e soprattutto mi odia. Forse perché intuisce che , pur avendone passate di tutti i colori, non ho perso il sorriso, la voglia di scherzare e di godermi la vita.E si chiederà come sia possibile. Avere una montagna di problemi, averli avuti, non essere nemmeno più giovanissima e comunque più vecchia di lei e aver ancora voglia di spassarsela. Si domanda come si fa.
A non odiare gli altri. A non aspettare di cogliere chiunque in fallo. A non identificarsi con la causa di un'azienda, di nessuna azienda. Tantomeno di un'azienda che sfrutta all'inverosimile i suoi dipendenti, che non cambia un putrido sgabuzzino col cesso in otto anni, che non concede un metro in più di bancone quando in due non ci si sta.
Invece lei si è adeguata. E' come quei prigionieri che diventano kapò, che fanno gli aguzzini. Otto anni a lamentarsi dello stesso lavoro. Senza mai provare a cambiarlo. E di fronte si trova una, che poi sarei io, che continua a fare e disfare e a ricominciare sempre da zero e soffre e ci spera e ci riprova. Capisco che mi si possa davvero detestare.
E poi oggi vota lega, ma per forza. Sposa la causa del dubbio verso tutto quanto non sia lei, il suo mondo, la sua vita. Vota lega e legge, mi racconta, solo di quei saggi scritti da deliranti individui affetti da disturbi paranoici, quei libri in cui si parla della setta di alieni che governa il mondo. Ovunque ci sia la paura e il rifiuto , eccola lì, pronta a scattare sull'attenti e a farti notare che hai messo la penna nel cassetto di sinistra invece che in quello di destra.E a dirti che per queste cose si rischia il posto.
Io alzo le spalle. Non vorrei rimanere in questo posto molto a lungo. Dopo cinque giorni mi fanno male tutti i muscoli, mi bruciano gli occhi; ore e ore di svuotamento scatole e sistemazione dei libri. Ottanta scatoloni da portare a mano su e giù dalle scale. Mi sono fermata alle due per mangiare qualcosa e credevo di non potermi sollevare dalla seggiola. E poi penso allo scorso ottobre, quello dello scorso anno. E se vado indietro a leggere i post, mi accorgo di che mese felice era.
Sono troppo stanca troppo troppo stanca per uscire e persino per scrivere. Ho bisogno di un bagno caldo.
Incontrare le mie zie, prima delle nove del mattino, dovrebbe essere punito dalla legge. Anche ricevere le loro telefonate, però, dovrebbe essere vietato. Si riportano le due seguenti situazioni:
situazione A: Ilaria si sveglia e ciabatta in cucina per farsi il primo caffè della giornata quando si imbatte inaspettatamente in sua zia Teresa. La donna è giunta in casa per fare una sopresa a sua madre.
Z.T: " Ciao! Come stai, così così vero?"
Ilaria: " No, zia , veramente sto bene" (ma che cazzo mi domandi e ti dai la risposta da sola poi)
Z.T. ( perplessa e incredula): " Ah"
passa qualche secondo
ZT: " Vabbè l'importante è la salute, dai..."
Situazione B1. Ilaria si sveglia e ciabatta nella casa vuota per godersi il primo caffè della giornata. Va in cucina, mette il latte sul fuoco e i cornflakes nella ciotola. Versa un pò di miele nostrano sui cornflakes, toglie il latte tiepido dal fuoco e sta per affondare il cucchiaio quando
DRIINNNNN!
Ilaria pensa " Fa che non siano i carabinieri, l'ambulanza, il telemarketing, la banca,anzi no, fa che non sia una delle mie zie". Invece no. E' sua zia Gina.
Z.G: " Oh ciao! Che sorpresa trovarti! La scuola?"
Ilaria: " Ancora niente zia. Ma hanno appena cominciato a chiamare la terza fascia"
Z.G. " Ah! allora non sei ancora allarmata"
Ilaria: " Si zia, certo che sono allarmata ( ogni tanto zia mi aprirei le vene con il coltello ma poi desisto), ma sto cercando anche altro, poi si vedrà"
Z.G. " Ah " ( segue fine della telefonata)
Situazione B2: Si svolge un secondo dopo la conversazione B1. Ilaria torna in cucina e sta per affondare il cucchiaio nei cornflakes caldi quando
DRIIIIINNNNNN!
E' ancora la zia Gina
Z.G: " Ma mi sono dimenticata di chiederti una cosa. Tu sei ancora robustina, o sei diventata più magrolina?"
Ieri sera ho trascinato il mio corpo in tuta ad una lezione dimostrativa di Tango. Con me Monica, anche lei in tuta. Potevamo stringerci in abiti neri e stiletti , ma avevamo passato il pomeriggio a scegliere alcune stoffe a Darfo Boario Terme ( Monica è una brava sarta oltre che diplomata a Brera e mi sta confezionando qualche abito).Due ore di strada e tre passate a scegliere tessuti. Eravamo distrutte.
Ci sono bastati una manciata di minuti per capire alcune cose. La prima è che il tango si balla da gnocche melodrammatiche, mica con la tuta. Le nostre insegnanti erano graziose more dai tacchi a spillo e dalle unghie laccate di rosso sang de pigeon. Mediamente misteriose e cautamente sorridenti, volteggiavano avvinghiate ad un omino del tutto assomigliante ad Hercule Poirot. Costui, sebbene non il ritratto dell'argentino infuocato, si è rivelato poi un ottimo insegnante di tango. Anzi, il guru del tango, in quanto a concetti, filosofia e anima.
La seconda cosa è che il tango si balla in coppia perché è il ballo della coppia. La donna si muove solo sentendo i movimenti che l'uomo le imprime impercettibilmente o quasi con il suo corpo; se l'uomo si sporge in avanti lei arretra con la gamba, se l'uomo la tira verso di sè, lei allunga la gamba in avanti e ruota il piede verso l'esterno. Nessun ballo è fatto di tanta improvvisazione a due e quindi, di tanta sintonia.E forse nessuna coppia.
Naturalmente il tango mi ha stregato e a tal proposito cercherò un uomo nevrotico, passionale, pazzo, problematico, che mi faccia da compagno.E' necessario che si lavi denti e ascelle. Anzi, temo sia indispensabile.
Non certo per una relazione, per quello abbiamo già trovato materiale a sufficienza e ne abbiamo anche di disavanzo. No, mi basta uno di quegli uomini molto sbagliati e un po' narcisi. Quelli lì, a patto di un minimo di snodabilità, sono perfetti per volteggiare con aria tragica e romantica, fingendo che il loro cuore sanguini alla sola tua vista.
A proposito di uomini. Tutti quelli che conosco sono impegnati a seguire le vaccate di Facebook, me compresa. Questo blog è quindi mediamente malcagato. Meglio. Un tempo, quando era quotidianamente letto da persone compromettenti, cioè nella fattispecie da un uomo compromettente e dalla sua fidanzata sospettosa ( e a ragione diciamocelo) dovevo andarci cauta. Ora mi sono levata di culo tutti quanti, perché erano inutili.
E quindi posso sfogarmi in libertà. Una mia assidua lettrice mi chiede di dare seguito al feuilleton del viticultore. Beh , cari lettori, il viticultore è scomparso. Puff. Io, di mio, credo di aver fatto anche troppo, compreso andare tra i suoi filari spaccandomi la schiena e rischiando uno shock anafilattico da puntura di vespa o peggio,permettere ad una forbicetta di entrarmi dal naso e mangiarmi il cervello.
Mi sembra molto. Dopo la vendemmia mi ha invitato ad una degustazione di vini: carino, sorridente, anche seduttivo. L'ho invitato al concerto folk- manouche di un mio amico e ha giurato che sarebbe venuto. Niente. Fantasma. Ora è ricercato dall'Interpol. Non ho capito perché sia fuggito così dai nostri due gemelli iperdotati e dalla sua famiglia. E nemmeno perché abbia abbandonato una donna bellissima, insegnante, giornalista, scrittrice, impegnata a migliorare l'umanità e a confezionare marmellate biologiche provenienti dai suoi frutteti.Ma vabbé.
Il periodo, lo dico con assoluta vanità consapevole, è denso di corteggiatori, che se non mi consolano, almeno mi lusingano. Il problema è che, o scompaiono dopo aver fatto dichiarazioni d'amore, o sfiorano lo stalking. Una via di mezzo?
Ci sono cose da cui non ci si può veramente consolare. Poi c'è Neil Young.
Canzone Consigliata " Don't let it bring you down ( it's only castles burning)
http://www.youtube.com/watch?v=mU9_Q7PJuNQ
Si stanno muovendo un po' di cose, nella misura di qualche telefonata di lavoro da parte di cari amici che dicono potresti- fare- questo- e- quello e fissano appuntamenti. Poi ci sono quelli che vogliono lezioni private. Ho come la sensazione che tutti questi movimenti improvvisi dopo mesi di siccità operativa convoglino in un bel casino da cui mi districherò fuggendo all'estero.
Mezz'ora fa ho finito di preparare il minestrone per stasera: foglie di cavolo nero, patate, zucca, carote, mezza falange del mio mignolo, pomodori secchi, sedano. Ora il pentolone è sul fuoco e ci vorranno due ore. Qui le cose si fanno seriamente o non si fanno. Mentre la sbobba bolliva leggevo che l'Iran ha intenzioni più serie dei miei ex fidanzati e potrebbe far saltare il culo a tutti con un bel paio di testate nucleari. Dato che stiamo parlando di un paese che imprigiona i suoi oppositori, uccidendoli dopo inenarrabili torture e camuffando le elezioni, forse possiamo allarmarci.
Domenica sono andata a vendemmiare da un bellissimo, dico bellissimo ragazzo conosciuto il martedì precedente. Dopo i primi iniziali approcci, i tipici e scontati scambi tra due completi sconosciuti, con lui che enunciava frasi del tipo " ma io ti ho già vista, no?" ho pensato di sciogliere la tensione emotiva proponendomi come vendemmiatrice delle sue vigne. Si sa che non sbaglio una mossa.
Il ragazzo ha accettato senza fiatare.Domenica ho caricato la ex coinquilina-spalla e, dopo essermi persa per la valtenesi, sono giunta nel suo vigneto dove ho trovato ad attendermi un paio di forbici, guanti, e filari di uva merlot.
Vendemmiare non presuppone quello che la mia ex coinquilina si immaginava: gente in costume cinquecentesco che danza tra le viti con ghirlande di uva e flauti o che copula nelle tinozze pestando gli acini, ma forbicette, molte vespe, un gran mal di schiena e tanto sudore. Un paio occhi ambrati con leggero taglio obliquo e una fila di denti bianchi perfetti hanno valso lo sforzo. Per giunta provengo da un periodo di schiantante inattività.
Comunque sono stata ripagata con un pranzo luculliano e tanto vino. Chissà. Alle cinque del pomeriggio facevo in tempo a percepire il fruscio del cuscino sotto la mia guancia e mi inabissavo in un sonno senza sogni.
Non so cosa voglia il mio inconscio. Ma il mio conscio vuole una sigaretta in una mano e un bicchiere di vino in un 'altra e non le avrà. Anzi so cosa vuole il mio inconscio. Il mio inconscio non esce dal labirinto. Il cervello invece se ne sta spiattellato come una polpetta alle melanzane incapace di produrre qualunque pensiero costruttivo circa i seguenti argomenti: scuola, cosa farsene della -, lavoro, come mettere da parte i propri sogni senza abbandonarli, i 45 mila posti di lavoro tagliati dalla gelmini, gli alunni che mi scrivono " profe ci manca" su facebook, sylvie che mi dice in un giorno di gennaio che non devo mollare l'insegnamento perché ci sono nata e lei li vede gli insegnanti nati dopo 35 anni di servizio, la vendemma di domenica e i suoi risvolti, tu, i silenzi le assenze e i " arrivederci e grazie".
L'autunno rende meno insopportabile l'apatia ma io non voglio perdere più nessuno.
In pratica, odio l'estate. Come Bruno Martino. Questo fatto mi sconcerta, perché io appartengo all'estate, sono nata in estate, mi sono sempre identificata col papavero ( vedi foto del profilo), col grano, col mare e coll'anguria.( L'anguria, non so come, mi è venuta così). Invece quest'anno, forse per tutti i motivi che ho precedentemente spiegato e che hanno reso questi miei ultimi post pesanti come macigni, la odio. Non vedo l'ora che finisca. Un po' di freddo , per favore.La novità è che ho scoperto di non essere l'unica. Molta gente va in depressione quando rallentano i ritmi, nel vuoto della città. Forse, se si è soli, ci si sente ancor più soli. Ma non solo. Presa dalla mia ossessione antiestiva, ho preso a consultare youtube e ho scoperto che moltissime canzoni sono dedicate all'estate solo apparente, in contrapposizione al freddo che si sente nel cuore.
Potrei citare tantissimi casi. Bruno Martino , ad esempio, dedica all'estate ben due canzoni ( " Estate" e " E la chiamano estate") . Il poverino non si capacita di come la sua bella lo abbia piantato lì così, nel bel mezzo del melone in fiore. E non vede l'ora che passi il tempo, che arrivi il freddo, per dimenticare tutto.
E vogliamo parlare di " Luglio, si veste di Novembre , se non arrivi tu, ya, ya,ya,yaaaa"? . E ancora Celentano con il suo " Si è spento il sole nel mio cuore perchè/ non ci sarà più un'altra estate d'amooor". Anche la più recente Malika Ayane con il suo " Come Foglie". Ecco con questa poi, sbrocco particolarmente. Proprio fiumi di lacrime.
(D'estate muoio un po'/. Aspetto che ritorni l'illusione/ di un'estate che non so/ quando arriva e quando parte e se riparte). Si fa prima a morire.
Insomma, quando il paesaggio esteriore e quello interiore sono in totale disarmonia, uno si sente quasi non autorizzato ad essere depresso e ciabatta infelice sulla spiaggia verso il gavettone con trenino brasileiro.
Perchè essere tristi d'estate è un po' come avere l'influenza. Pure le lacrime ti evaporano dalla faccia.
http://www.youtube.com/watch?v=7Tf7LmHU8_0
L'estate sta finendo e io non sono mai stata più contenta di un fatto che farebbe generalmente rivoltare la maggior parte dell'umanità. Ma non me, che ho languito per tre mesi vuoti, caldi e infernali, alla ricerca di un senso da dare alla mia vita da disoccupata, con le inevitabili conseguenze al mio cervello, più addormentato di un morto, che non riusciva nemmeno ad impartire un banale comando al braccio, ad esempio l'ordine di alzare la cornetta del telefono e chiamare in redazione per farmi pagare gli articoli. Che fretta ci sarà poi? mi sono chiesta. Gli ho scritti tra novembre e febbraio, che mai saranno sei mesi d' attesa?
Quindi ora agogno la fogliolina giallognola cadente, la pioggerella, lo stivale che si inzacchera nella pozzanghera, perché tutto questo mi sa di inverno, mi sa di lavoro, mi sa di " mi stanco così tanto che non il tempo per nessuna sega mentale".Che poi il cambio di stagione porti l'arrivo di un pò di felicità da iperproduttività non è cosa certa, data la mia condizione di insegnante precaria. Ma ogni cosa di quest'estate difficilissima sembra ogni giorno più lontana.....
Oggi comincia la straordinaria avventura che mi condurrà a vagare per l'aereoporto di Olbia con un porceddu sotto l'ascella.