In quasi tutte le lingue del mondo le frasi ipotetiche sono di tre tipi. Il primo tipo è detto della realtà e identifica ipotesi ancora plausibili. In inglese, come in francese, è composto da una frase ipotetica al presente e da una frase principale al futuro semplice.Un esempio potrebbe essere " se vieni, sarò contento"," si tu viens, je serais content" " if you come, I'll be happy", in inglese.
Nell'ipotesi di secondo tipo si designa invece un'eventualità non presente, meno certa rispetto a quella del primo tipo. " Se venissi sarei contento".Non vieni, ma potresti venire, un giorno. Si tu venais , je serais content. If you came, I would be happy.
Nella frase ipotetica del terzo tipo i giochi sono conclusi, spiego di solito ai miei alunni. Non resta più nulla da fare se non congetturare su situazioni ormai archiviate. " Se fossi venuta, sarei stato contento. Si tu étais venue, j'aurais été content.If you had come, I would have been happy.
Un po' come passare dalla speranza al rimpianto, mi ha detto oggi Stefano, che di anni ne ha 16 e di rimpianti spero ancor meno.
Perciò quando mi hai detto " se fossi in un altra situazione, le cose sarebbero state diverse", oltre a sbagliare, a mescolare seconda e terza ipotesi, volevi mescolare possibilità e rammarico?
Allora oggi è stata proprio una bella giornata. Stamane ha fatto un caldo boia e c'era un sole cocente. Quando sono uscita per andare a dare lezioni di italiani a Bedizzole, quasi non respiravo dall'afa. Mi teneva allegra la consapevolezza che avrei trascorso parte del pomeriggio ammollo nella piscina di mia zia al lago, a causa di una grande riunione del parentado. Nemmeno il tristo paninetto che giaceva nel sacchettino sul sedile posteriore, da consumarsi nel tragitto Bedizzole-Ponte San Marco tra le 13.30 e le 14.00 poteva scalfire il programma consolatorio, quello che mi avrebbe consentito di alleviare le mie pene in piscina, mentre nonni e zii si sfidavano in uno dei loro tornei di bocce iniziati nel lontano 1952.
Verso le sedici il dramma interrompeva la mia lezione di italiano agli stranieri. Una grandinata che non si vedeva da mesi. " Ma porco cazzo!" ho esclamato esasperata, immediatamente seguito dal " Polco Cazzo, vuol dile?" di Chen,il mio alunno taiwanese che ovviamente non può capire.
Una volta giunta al lago mi sono accovacciata sul telo mare in compagnia di gelide raffiche di vento e di uno splendido articolo che presentava Lavinia Borromeo Elkann, con pargoli biondi e tanto di marito.Il titolo non chiedetemelo, no, non chiedetemelo, perché " siamo una famiglia normale" è la vomitabonda e scontata espressione dell'imbarbarimento della nostra epoca.
In compenso ho ritrovato mio zio Pierino in grandissima forma. Prima mi ha apostrofato chiedendomi " Allora? sei uscita dalla miniera?" con evidente intento denigratorio circa un lavoro, quello dell'insegnante, che evidentemente lui considera poco faticoso. Poi, più tardi a cena ha raggiunto l'apoteosi.
Ponendo fine ad un serio bisticcio tra me e il Peppino suo fratello ( il peppino sosteneva che avrei dovuto raccogliere tutte le forchette nel piatto di destra, io invece preferivo quello di sinistra) ha improvvisamente esclamato " vedi, Ilaria, ci sono persone che trionfano e persone, come me e te, che soccomberanno per tutta la loro vita".
E poi, siccome la figura gli piaceva , ha seguitato a ripetere la cosa, baloccandosela nella mente e a parole. Una cosa che neanche in Tess dei D'Uberville.
Una volta presa la via di fuga, ho pensato che dio dovrebbe fare dosi più omogenee quando distribuisce la stronzaggine in famiglia... a me, per esempio, poteva farmi meno babbea, al Pierino poteva farlo semplicemente muto dopo i 50 ....
un post a dodici ore di distanza l'uno dall'altro, tecnicamente questa si chiama iperproduttività notturna, una cosa che non si vedeva dal 2006.
Per il resto nulla da dichiarare se non un certo odio per la terapizzazione della nostra società, che pretende di leggere ogni evento in chiave psicanalitica. Sono particolarmente disturbata da quella teoria psicologica , secondo me ai confini della demenza, secondo la quale se una cose ti capita è perché sotto sotto te la vai a cercare. Eh certo. Mi sembra ovvio e chiaro.No, ma non so se si può capire la portata folle e criminale di un'affermazione tale. La psicanalisi incolpa qualunque cosa, tua madre, padre, nonna , sorella e soprattutto te stesso, perché non si rassegna all'inevitabilità e arbitrarietà degli eventi, ma pretende di raggrupparli, imbustarli ed etichettarli in macrocategorie. Infatti da quando esiste,la gente non è più triste è " depressa", non è più " preoccupata" è " ansiosa" e la gente si ama molto meno. Per forza. A furia di vivere ogni sentimento come una malattia o una colpa da cui epurarsi, cos'altro resta da fare?
Quindi se ad una poverina capitasse di bersi un caffè e di confidare ad un'amica l'eventuale indisponibilità ad iniziare una relazione del soggetto di cui è innamorata, l'unica risposta possibile per il 21 secolo sarebbe " sai, in fondo secondo me è una cosa che scegli tu". Ma si, andateglielo a dire alla poveretta. Colpa sua, anche . Cornuta e pure mazziata.
Un'insolita pudicizia e un maggiore riserbo circa i fatti della mia vita mi impediscono di aggiornare gli utenti come sono stata solita fare per qualche anno. Ogni tanto vengo ripresa dagli avidi lettori, o quantomeno da coloro che, non essendo nella mia quotidianità come un tempo, seguono le mie vicende via blog. E ce ne sarebbero. Ci sono ancora quelle cose speciali, quelle cose che riescono a capitare solo a me, ma procederò alla narrazione in sintesi dei fatti salienti e della ratatouille di questi mesi.
Tra un'ora e quarantacinque minuti uscirò per andare a cena con Gérard, autoelettosi mesi fa mio conversatore personale di francese. Il luogo di conversazione prescelto sarà il ristorante vegano dove la mia amica Elisa stasera lavorerà eccezionalmente, giacché sia Elisa che Gérard sono in realtà colleghi e lavorano entrambi,una come violinista, l'altro come cantante, alla Scala. Lo dico perchè fa figo. Ilaria C. insegnante, occasionale giornalista e scrittrice e frequentatrice di intellettuali e artisti. Si. Fa figo. Ora un mese di assenza da scuola mi ha arrugginito la conversazione a livelli tanto imbarazzanti da passare due ore a chiedermi quale fosse il modo migliore di dire "pronto" in francese, qualora suddetto Gérard mi avesse contattato.
Tecnicamente non lavoro più a scuola e seguo solo alcuni corsi di recupero estivo. Questa improvvisa libertà apre tanti scenari; tutti di solito si esauriscono all'apertura del mio portafoglio. La mia amica Manola, assidua viaggiatrice, si prenderà un anno sabbatico in oriente ( Manola lavora da diversi anni per una multinazionale inglese e percepisce, immagino, stipendi mai visti in Italia). Mi avrebbe invitato a trascorrere un po' di tempo in Malesia, dice.Su un'isoletta, che ne dici? E andiamo in malesia, dico io. Poi ci sarebbe Jennifer, la mia allieva americana che tornerà negli U.S.A a settembre e dice che devo assolutamente andare con lei per un po' di tempo nel suo ranch nel kentucky. E andiamo nel kentucky , dico io. Poi c'è la Barbarina che ogni giorno mi ricorda a quali livelli ammonta il mio estratto conto e che teme anche solo il fatto che io mi allontani da San Zeno Naviglio a Borgosatollo.
Ho deciso che il vuoto lavorativo ed esistenziale dei prossimi mesi dovrà essere combattuto con la disciplina. Studierò per il concorso ordinario che Brunetta ha promesso, lo ha promesso lui. E facciamo il concorso dico io. Oltre a ciò intensificherò le ore di conversazione con Gèrard. Poi esercizio fisico in palestra. Esercizio letterario. Mi impegno a scrivere le mie memorie. Poi ci sarebbero i libri da tradurre per un mio amico. Allora qualcosa farò. Spero di gironzolare.
Non tutti quelli che vagano si sono persi....
Dear Prudence, won't you come out to play
Dear Prudence, its a brand new day
The sun is up, the sky is blue
It's beautiful and so are you
Dear Prudence won't you come out to play
Dear Prudence open up your eyes
Dear Prudence see the sunny skies
The wind is low the birds will sing
That you are part of everything
Dear Prudence won't you open up your eyes?
Dopo una settimana di HORROR VACUI, in cui ho alternato lunghi pianti ad attimi di terrore, con manifesta tachicardia e insonnia, dopo giorni in cui vedevo il mio futuro assimilabile alla scena finale delle "Vite degli altri" in cui la spia della stasi finisce per sempre ad aprire buste col vapore, ( scena che,nella storia della cinematografia mondiale, si colloca in cima alla classifica dello strazio senza fine, seconda solo alla morte della scimmietta di dolce Remy e al momento in cui Ali Mc Graw agonizza in un letto d'ospedale dicendo a Ryan O'Neil, "Chissenefrega di parigi")* sono stata a vedere il Beatles Day in piazza Vittoria a Brescia. Mai visto la città tanto allegra e viva.
Ed é stato lì, benché conscia che non avrò un lavoro per mesi e non del tutto sicura che avrò la possibilità di fare ancora quello che vorrei, che sulle note di Dear Prudence, ho fissato il marmo bianco del quadriportico e l'azzurro intenso del cielo senza nuvole e ho pensato: OK.
* per accuratezza citerei anche alcuni momenti salienti di " Incompreso", con particolare riferimento al momento in cui incompreso sta per trapassare...
Ci sono persone di una specie che non bisognerebbe mai incontrare nella vita. Ma la vita è fatta anche di persone che non si dovrebbero mai incontrare e che si incontrano. Immagino questo conduca a qualche tipo di insegnamento,non so ancora quale, oltre a quello per cui l'amarezza non sta solo nel caffè.
Nel tentativo di orientarmi verso i sentimenti che voglio attorno alla mia vita e che non sono fatti di ghiaccio, di fantasmi e di inutili parole d'amore, parto dalle piccole cose. Dita incrociate, naso tappato a bordo piscina. Vediamo.
BLOB
LA DISOCCUPAZIONE AVANZA
L'ESTATE è CALDA
LA NOIA MI INGHIOTTE
E CON ESSA I PENSIERI CIRCOLARI
NON POSSO EVADERE IN VACANZA
HO APPENA PASSATO TRE ORE SUL LETTO A FARE NIENTE
SI MUORE DI CALDO
NON HO UN SOLDO
E NESSUNO A CUI DARE LA COLPA
VIVO COI MIEI
LA SCUOLA MI DEVE RICHIAMARE
LA SCUOLA MI DEVE RICHIAMARE
LA SCUOLA MI DEVE RICHIAMARE
ecco il seguente blog, quello che in qualche modo è già nella mia mente, ma che assumerà la sua forma definitiva quando tra sette ore circa, dopo aver corso in palestra e ovviato al terror vacui con una pizza tra amici, mi si riaffaccerà l'inusitata questione: come fare da qui al 10 di settembre. Ora scappo preda della contingenza, ma tornerò ( e dove vuoi che vada)
Dio ha ascoltato le mie preghiere indirizzando il girino del signor B nel giusto gamete e rendendo la sua consorte, la signora B, pregna di un bébé di sesso ancora incerto, ma che nascerà all'inizio di gennaio.
Ora dopo aver invocato il dio degli spermatozoi cecchini non mi resta che ballare nuda attorno al falò del dio delle graduatorie d'istituto. La signora va sostituita, soffrendo di nausee anticipate. Qui non si sa più che fare per lavorare. Sono immersa in una lunga trafila di rituali e questo è stato solo il primo.
Ho capito che la magia non esiste e pertanto nemmeno i miracoli, ma il pensiero magico se non altro serve a convincersi che per una buona volta le cose potrebbero anche andare bene.
Ho messo nella borsetta gli arcani minori dei tarocchi; vengono delle carte di una bruttezza impressionante, più o meno parlano tutte di cose carine tipo inganno, passività, solitudine e morte. Tutte cose affrontabilissime, insomma. Come se non ne avessi già avuto abbastanza.
A proposito di averne abbastanza.Io ne ho abbastanza. Il prossimo rituale lo sto ancora organizzando, pensavo ad un cosa molto campestre, si sa che ora abito con mammà e papà nei campi alla perferia sud di brescia, una cosa molto molto agreste, del salame sarebbe gradito, non mi spingerei al satanismo perché da queste parti è un attimo: uno si annoia e inizia a sgozzare galline, anziché studiare un nuovo modo di divertirsi il sabato sera. Insomma ho bisogno di un rituale per togliermi una maledizione autolanciatami sette anni fa, più o meno l'incessante repeat until che mi martella l'esistenza da anni. Vivo in girotondo perenne. Vivo in circolo. O in catena. Mi succedono sempre le stesse cose. Cioè un cazzo. Tante parole tanti discorsi. Ma in fondo un cazzo di bello. Non mi sembra giusto e non mi sembra probabile. Insomma non lo faccio per me, lo faccio per il principio di statistica.
Insomma belle idee sono ben accette. Campestre e incisivo. Incisivo, mi raccomando. Qua si ha da convincere il dio che lancia i sassi e poi nasconde le mani ad andare a giocare con qualcun'altro, a darsi al bingo. Il bingo piace molto.Può interessare? Gli inglesi ne vanno pazzi.
Oltre ad aver maturato la consapevolezza che la mia vita è appesa ad uno spermatozoo e aver accettato il fatto che non c'è un numero finito di stronzi che si possono incontrare nella vita, la giornata si è caratterizzata anche per il seguenti avvenimenti:
a- Tentativo di doccia autoabbronzante detto in linguaggio gergale " lo spruzzo". Volevo lo spruzzo? E spruzzo è stato. Peccato non essermi girata al momento opportuno e aver quindi inondato la parte davanti del mio corpo di autoabbronzante color cacca con l'inevitabile disastro che, tradotto in lingua italiana, vuol dire rivoli di materia marroncina che colano sul corpo.. Una volta provocato il disastro e contenuto il pianto nel cuore mi sono avviata alla cassa consapevole che mi mancava solo una cannuccia per assomigliare ad un affogato al caffè. Ma questo non è , evidentemente , bastato.
b- Tentativo di fiancata, ovvero, "c'era un marciapiede e io no l'ho visto". Ero troppo agitata, sconfortata, e mi vergognavo moltissimo ; in fondo stavo uscendo dal centro estetico a striscioline marroni. Non è poco.Queste sono le circostanze in cui incontri i tuoi alunni, il tuo professore del liceo, i tuoi clienti più importanti, il grande amore della tua vita che non hai più rivisto. Non quando sei bella, tonica, allegra. Quando piangi perchè sei a righe.
c- Lite con OEUBGPM. Se all'altezza della porta d'ingresso, una volta consapevole di assomigliare a Donatella Versace mi è venuto spontaneo cacciare una risatina, l'allegria mi è subito morta in petto alla vista della genitrice, incazzata perché ero bicolore e in vena di polemiche circa l'inutile spesa di 10 euro per un risultato così spiacevole. Dal momento che poi ha dovuto ricordarmi che tra un mese rimarrò disoccupata, voi capite che il mio disagio si è trasformato in profonda incazzatura
d- La profonda incazzatura si è arrestata al punto dell'urlo che ho cacciato, quando mi sono schiacciata il dito nella porta della doccia, cinque minuti più tardi...
Spero vivamente che uno dei milioni di spermatozooi del signor B, marito della signora B mia collega, faccia il suo dovere.
In tal modo la ragazza si metterà in maternità e io potrò garantirmi un altro anno d'insegnamento. Si vocifera che i lavori in corso siano già cominciati...
La mia vita non è mai stata tanto appesa ad un girino....